Nessuna preclusione al tentativo di romanzare anche gli aventi più drammatici del nostro tempo, ma bisogna saperlo fare. Questo libro è un ammasso informe di eventi collegati tra loro da un filo, quello della disperazione, che sembra essere l'unica cosa degna di essere annotata. La lotta armata, mit
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Nessuna preclusione al tentativo di romanzare anche gli aventi più drammatici del nostro tempo, ma bisogna saperlo fare. Questo libro è un ammasso informe di eventi collegati tra loro da un filo, quello della disperazione, che sembra essere l'unica cosa degna di essere annotata. La lotta armata, mito per pochi, disperazione per moltissimi, viene romanzata in modo puerile. La sensazione che rimane è quella di un libro vuoto, un libro inutile. E anche con marchiani errori di editing.
Scritto molto bene e altrettanto ben impostato, mi ha lasciato perplesso per la costruzione del caso. Fin dalle prime pagine è chiaro chi sia "l'assassino" e quindi molte delle vicende che si dipanano assumono un colore diverso da quello che Banville voleva dare loro. La lettura è comunque molto pia
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Scritto molto bene e altrettanto ben impostato, mi ha lasciato perplesso per la costruzione del caso. Fin dalle prime pagine è chiaro chi sia "l'assassino" e quindi molte delle vicende che si dipanano assumono un colore diverso da quello che Banville voleva dare loro. La lettura è comunque molto piacevole.
Il terzo della saga di Wallander e, per adesso, il più completo, il più intrigante. Di respiro internazionale la trama, altissimo il coinvolgimento. E senza la rincorsa alla chiusura che aveva contraddistinto i due precedenti. Un gran bel libro.
... ma troppo "scientifico". Per apprezzarlo o si è dei grossi conoscitori della bibbia, e quindi forse non lo si apprezzerebbe :-), oppure dei laureati cum laude in storia delle religioni. Ma il proposito è lodevolissimo.
La compagna P38
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Nessuna preclusione al tentativo di romanzare anche gli aventi più drammatici del nostro tempo, ma bisogna saperlo fare. Questo libro è un ammasso informe di eventi collegati tra loro da un filo, quello della disperazione, che sembra essere l'unica cosa degna di essere annotata. La lotta armata, mit ... (continue)
Nessuna preclusione al tentativo di romanzare anche gli aventi più drammatici del nostro tempo, ma bisogna saperlo fare. Questo libro è un ammasso informe di eventi collegati tra loro da un filo, quello della disperazione, che sembra essere l'unica cosa degna di essere annotata. La lotta armata, mito per pochi, disperazione per moltissimi, viene romanzata in modo puerile. La sensazione che rimane è quella di un libro vuoto, un libro inutile. E anche con marchiani errori di editing.
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Un favore personale
Scritto molto bene e altrettanto ben impostato, mi ha lasciato perplesso per la costruzione del caso. Fin dalle prime pagine è chiaro chi sia "l'assassino" e quindi molte delle vicende che si dipanano assumono un colore diverso da quello che Banville voleva dare loro. La lettura è comunque molto pia ... (continue)
Scritto molto bene e altrettanto ben impostato, mi ha lasciato perplesso per la costruzione del caso. Fin dalle prime pagine è chiaro chi sia "l'assassino" e quindi molte delle vicende che si dipanano assumono un colore diverso da quello che Banville voleva dare loro. La lettura è comunque molto piacevole.
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Dead end blues
Una scrittura affascinante, una pennellata dietro l'altra. O una martellata, vista l'intensità dei colori, dietro l'altra. Fino alla fine.
Bellissimo.
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La leonessa bianca
Il terzo della saga di Wallander e, per adesso, il più completo, il più intrigante. Di respiro internazionale la trama, altissimo il coinvolgimento. E senza la rincorsa alla chiusura che aveva contraddistinto i due precedenti. Un gran bel libro.
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Perché non possiamo essere cristiani
... ma troppo "scientifico". Per apprezzarlo o si è dei grossi conoscitori della bibbia, e quindi forse non lo si apprezzerebbe :-), oppure dei laureati cum laude in storia delle religioni.
Ma il proposito è lodevolissimo.
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